mercoledì 6 dicembre 2017

Isola di Gorée: tra bellezza e memoria

Tra gli schiamazzi dei turisti in visibilio di fronte all'acqua turchese e all'atmosfera coloniale, una volta attraccato il traghetto partito dal porto di Dakar, l'isola di Gorée costituisce una tappa inevitabile durante un viaggio in Senegal. Non tanto per le spiagge, bensì per l'atmosfera del luogo.
Al largo di Dakar (qui), Gorée è tragicamente legata ad un triste passato, il commercio degli schiavi, ma è anche un'isola sorprendente.

Amid the turmoil of tourists in awe of turquoise water and the colonial atmosphere, once the ferry departed from the port of Dakar is moored, the island of Gorée is an unavoidable stop on a trip to Senegal. Not so much for the beaches, but for the atmosphere of the place.
Off the Dakar (here) coast, Gorée is tragically linked to a sad past, the slave trade, but it is also a surprising island.
Vista dal traghetto, Gorée appare come una bellissima cartolina: spiagge bianche, mare turchese, barche colorate e case coloniali circondate da fiori ma, la sua triste memoria tocca chiunque la respiri.
Dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1978, Gorée ha rappresentato, per chi l'ha attraversata in catene fin dal lontano 1444, "la porta per l'inferno" della schiavitù. L'isola, infatti, per più di tre secoli è stata uno degli ultimi porti in terra africana della tratta degli schiavi, insieme a Saint-Louis e ad Elmina in Ghana.
Qui si trova la Maison des Esclaves, la casa degli schiavi, con la famosa e struggente "porta del non ritorno" dalla quale sono transitati milioni di esseri umani strappati alle loro origini e fatti schiavi in Sud America e nei Caraibi, dove venivano costretti a lavorare nei campi di cotone e di canna da zucchero. 

Seen from the ferry, Gorée looks like a beautiful postcard: white beaches, turquoise sea, colorful boats and colonial houses surrounded by flowers, but its sad memory touches anyone who breathes it.
Declared a World Heritage Site by UNESCO in 1978, Gorée has represented, for those who have crossed it in chains since far 1444, "the door to hell" of slavery. In fact, for more than three centuries, the island has been one of the last ports on the African land of the slave trade, together with Saint-Louis and Elmina in Ghana.
Here is the Maison des Esclaves, the house of slaves, with the famous and tormenting "door of no return" from which millions of human beings have transited, torn from their origins and made slaves in South America and the Caribbean, where they were forced to work in the cotton and sugar cane fields.
Gorée esercita uno straordinario fascino su tutti i suoi visitatori. La piccola isola immersa nello stupendo mare del Senegal, costituita da una roccia vulcanica, il basalto, è popolata di strutture originali che, nei secoli, hanno assistito al lugubre transito di una moltitudine di schiavi e al mercanteggiare dei loro aguzzini.
Nonostante la bellezza del paesaggio e la rilassante atmosfera coloniale dell'isola di Gorée dei giorni nostri, passeggiando tra le stradine di sabbia e gli edifici colorati circondati di bouganvillee, e chiacchierando con la popolazione, si ha l'impressione di rivivere quel triste passato che ha percorso l'isola.

Gorée exerts an extraordinary charm on all its visitors. The small island nestled in the beautiful sea of Senegal, consisting of a volcanic rock, basalt, is populated with original structures that, over the centuries, have witnessed the dismal transit of a multitude of slaves and the haggling of their torturers.
Despite the beauty of the landscape and the relaxing colonial atmosphere of the island of Gorée today, walking through the sandy streets and colorful buildings surrounded by bougainvilleas, and chatting with the population, we have the impression of reliving that sad past that traveled the island.

3 commenti:

  1. Il fascino trapela da queste foto!! Molto belle! :)
    un bacio
    Agnese & Elisa
    http://desiresinstyle.com/

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